Per introdurre l’argomento di questo articolo vogliamo iniziare subito da una domanda: “Siete sicuri che una preparazione fisica/atletica basata su esercizi prevalentemente dinamici sia efficace?”. Se considerate l’elevatissimo numero di infortuni a cui vanno incontro atleti di qualsiasi disciplina sportiva probabilmente già qualche dubbio dovreste averlo.
Se però la vostra risposta alla domanda precedente è comunque “Sì” allora vi proponiamo un altro quesito.
Da dove si parte per costruire una casa?
Anche se non siete degli architetti, la stragrande maggioranza di voi risponderà: “Dalle fondamenta!”. Giusto? Benissimo!
A questo punto vi chiederete: “Cosa c’entra questa domanda con l’argomento dell’articolo?”
C’entra eccome! Per costruire una casa sono importanti tante cose: i materiali con cui viene costruita, i muri, il tetto, gli impianti per portare luce, gas ecc… ma senza le fondamenta la casa sarà instabile e a rischio crollo.
L’importanza che hanno le fondamenta per dare “sostegno alla nostra casa” è la stessa che possiamo trovare con la fase statica per dare “sostegno ai nostri movimenti”.
La fase statica di cui sto parlando è esattamente quello di cui ci occupiamo noi quotidianamente all’interno del Postural Studio, costruendo le basi per la prevenzione dei traumi da carico iterativo tipici dello sport (tendiniti, infiammazioni, pubalgia, contratture, stiramenti ecc).
A questo punto però vi starete facendo almeno una di queste due domande:
“Per quale motivo la fase statica è così importante?”
“Per quale motivo devo allenare la fase statica se gli sport prevedono quasi esclusivamente gesti dinamici?”
Proveremo a rispondere a queste domande portando la vostra attenzione su uno dei tanti gesti tecnici che fanno parte del vostro sport preferito.
Provate a visualizzarlo! Può essere il gesto del tiro in porta nel calcio, della schiacciata nella pallavolo, del dritto nel tennis e tanti altri… ma anche semplicemente il movimento ciclico degli arti inferiori quando corriamo.
Se ci fate caso, in tutti questi gesti, c’è una fase di “caricamento”, ovvero il gesto inizia da un movimento “breve e limitato” per concludersi in un movimento “ampio e lungo”. Questo serve per accumulare l’energia necessaria per dare la giusta potenza al gesto che vogliamo eseguire. Raggiunta la massima ampiezza si ha un “attimo” in cui il movimento si interrompe, quasi come uno scatto fotografico che coglie un momento ben preciso (infatti, se ci fate caso, le fotografie dei grandi campioni colgono proprio questo “attimo” perché è il più caratteristico). Successivamente, l’energia accumulata nella prima fase si esprime nella seconda fase del gesto, in cui la palla viene calciata, colpita, lanciata ecc.
Quell’ ”attimo di statica” di cui abbiamo parlato è esattamente la posizione che noi andiamo a ricostruire nei nostri allenamenti di riprogrammazione posturale per verificare se quella posizione, in quel determinato momento è:
- Effettivamente stabilizzata da quei muscoli che sono deputati a questo compito.
- Supportata dall’azione sinergica delle varie catene muscolari coinvolte.
Perché proprio quell’ “attimo” è importante e non tutte le altre posizioni “intermedie” del gesto?
Per un motivo molto semplice, ovvero che, se quella posizione in cui viene richiesta la massima ampiezza del movimento è stabile, allora lo saranno tutti gli altri angoli “meno ampi” del gesto che stiamo eseguendo.
Quella posizione, quell’attimo, quel momento, costituisce le “fondamenta della nostra casa” per poter svolgere in modo più efficace e sicuro il tuo sport preferito.
Arrivati a questo punto probabilmente avrete un’ultima domanda, assolutamente lecita.
Quindi nel vostro studio fate svolgere solo ed esclusivamente esercizi statici?
La risposta è: “No, facciamo anche svolgere esercizi dinamici, ma solamente quando la persona che li esegue ha raggiunto il perfetto grado di stabilità nella fase statica!”
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