Il nostro intento, con questo articolo, è quello di portare la vostra attenzione su un concetto assolutamente fondamentale per capire la differenza tra stretching e tensione neuro-muscolare: il riflesso miotatico e le differenze di tensione tra muscoli della stessa catena.
Partiamo dal presupposto che la maggioranza delle persone è tendenzialmente rigida. Solo chi pratica assiduamente sport come: danza, ginnastica artistica o ritmica, arti marziali ecc. può permettersi di eseguire gli esercizi allungamento muscolare senza che questi diventino controproducenti. Il motivo è molto semplice, questi atleti hanno abituato il loro sistema muscolare, attraverso la pratica costante e ripetuta nel tempo, a “sopportare” l’allungamento protratto anche per tempi molto lunghi.
Per la stragrande maggioranza delle persone, invece, il mantenimento delle posizioni di allungamento per tempi “lunghi” (anche 30 secondi lo sono) o l’esecuzione di movimenti dinamici (come oscillazioni, slanci, torsioni ecc.) per migliorare la flessibilità muscolare espongono il soggetto a due rischi:
- Non si tiene conto del riflesso miotatico
- Non viene posta abbastanza importanza all’esecuzione corretta dell’esercizio
Tralasciamo il punto 2 di cui abbiamo già fatto accenno nel precedente articolo (https://www.postural-studio.com/stretching-falsi-miti/)
Ci preme, invece, introdurre il concetto di riflesso miotatico cercando di spiegarlo nel modo più semplice possibile.
Come tutti sapete i nostri muscoli si comportano come degli elastici. Si allungano e si accorciano per sviluppare la tensione necessaria per generare movimento.
Cosa succederebbe se invece che di fibra elastica, i nostri muscoli fossero composti improvvisamente da corde rigide?

La risposta è molto semplice. Non si potrebbe generare il meccanismo di allungamento-contrazione e di conseguenza si interromperebbe il movimento.
Il riflesso miotatico è quel meccanismo di “difesa” che il nostro organismo mette in atto quando il muscolo raggiunge in un tempo troppo ridotto il massimo allungamento.
Quando si attiva questo riflesso il muscolo diventa esattamente come una corda!
Avete capito perché i due tipi di stretching di cui parlavo prima sono rischiosi?
Lo stretching dinamico, caratterizzato principalmente da movimenti oscillatori e utilizzato nel riscaldamento di molti sport di squadra è del tutto controproducente in quanto attiva in maniera molto forte questo riflesso, che a lungo andare crea i presupposti per successivi stiramenti o strappi.
Lo stretching statico invece, che richiede il mantenimento delle posizioni per un tempo troppo lungo, non è adatto alla maggioranza delle persone che tendenzialmente presenta rigidità muscolare generalizzata, esponendola proprio al rischio di attivare questo riflesso.
Altra cosa che non si tiene in considerazione è che le nostre catene muscolari si comportano esattamente come gli anelli di una catena. Tra un anello e l’altro di questa catena si trovano le articolazioni.
Cosa succede quando uno di questi anelli si irrigidisce? Ricordate l’esempio della corda?
E’ molto semplice, la parte rigida tende sempre a sovraccaricare la parte elastica che diventa una zona di compenso e, di conseguenza, a rischio infortunio.
Lo stretching non tiene conto di queste differenze, mentre gli esercizi che “abbassano la tensione neuro-muscolare”, svolti nelle giuste posizioni, tendono a ristabilire lo stesso livello di resistenza tra le parti.
Dove si andranno a manifestare questi infortuni? Dipende! Possono insorgere stiramenti o strappi del muscolo più rigido, tendiniti in una delle due inserzioni del muscolo, borsiti o infiammazioni delle articolazioni ecc.
A noi interessa capire qual è la causa che ha portato all’infortunio, il “dove” per noi indica semplicemente l’anello più debole della catena.
Nel prossimo articolo spiegheremo quale approccio utilizziamo al Postural Studio per far sì che gli esercizi di allungamento muscolare siano realmente efficaci.
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